La protesi di anca rappresenta una delle soluzioni chirurgiche più efficaci per il trattamento di gravi patologie articolari dell’anca. Un intervento di questo tipo mira a sostituire l’articolazione danneggiata con una artificiale, riducendo il dolore e migliorando la mobilità del paziente.

Nel corso degli anni, le tecniche chirurgiche e i materiali utilizzati hanno subito notevoli evoluzioni, rendendo questa procedura sempre più sicura e performante.

Storia delle protesi di anca

L’idea di sostituire un’articolazione danneggiata risale a diversi secoli fa, ma è solo nel XX secolo che la protesi di anca ha preso forma concreta. I primi tentativi erano rudimentali e spesso fallimentari.

Fu solo con l’introduzione delle leghe metalliche e delle tecniche asettiche che la chirurgia protesica iniziò a ottenere risultati apprezzabili. Il pionieristico lavoro del chirurgo britannico Sir John Charnley negli anni ’60 ha segnato una svolta, ponendo le basi per le moderne protesi di anca.

Patologie che richiedono una protesi di anca

Diversi tipi di patologia possono interessare l’articolazione dell’anca danneggiando la sua normale biomeccanica [1] (Fig. 1):

  • Osteoartrosi (artrosi primaria): è la più comune ed interessa le persone dai 50 anni in su; è una patologia multifattoriale (genetica, fattori ambientali e meccanici) dovuta ad una progressiva degenerazione ed usura della cartilagine articolare;
  • Artrite reumatoide: causata da un’infiammazione cronica su base auto-immune del rivestimento sinoviale dell’articolazione; può portare ad importante sintomatologia dolorosa e rigidità;
  • Artrosi post traumatica o secondaria: dovuta ad un danno traumatico della cartilagine o della vascolarizzazione del femore prodotto da altre patologie (ad esempio una pregressa frattura o la presenza di displasia congenita dell’anca).

In ognuno di questi casi, la protesi può rappresentare una soluzione efficace per alleviare il dolore e ripristinare la funzione articolare.

Protesi dell'anca
Fig. 1 Confronto tra anca normale, anca affetta da artrosi primaria e secondaria (molto più deformata e difficile da trattare).
Protesi dell'anca
Fig. 2 Composizione e componenti di una protesi totale di anca.

Anatomia dell'anca

L’anca è una delle articolazioni più grandi e fondamentali del corpo umano. È costituita da due componenti principali: l’acetabolo, una cavità situata nel bacino, e la testa del femore, una prominenza sferica dell’osso della coscia.

Queste strutture sono rivestite da cartilagine, che permette movimenti fluidi e senza attrito. I muscoli, i tendini e i legamenti circostanti garantiscono stabilità e forza all’articolazione.

Quando è indicato un intervento chirurgico per la protesi di anca

L’intervento di protesi d’anca (Fig. 2) viene eseguito nel caso in cui l’articolazione coxofemorale sia consumata o danneggiata [2].

È bene considerare che il dolore compare gradualmente, così come la rigidità dell’articolazione. Questi due sintomi rendono difficile l’utilizzo dell’arto per compiere le normali azioni quotidiane come la camminata, salire o scendere le scale fino, nei casi più avanzati, a rendere difficoltoso il movimento di flessione dell’anca.

La diagnosi viene posta in seguito a visita specialistica, durante la quale viene effettuato un esame clinico ed eseguite delle indagini strumentali (principalmente delle radiografie).

I candidati all’intervento di protesi sono persone con dolore acuto non remissivo al trattamento farmacologico e con impedimenti nello svolgimento delle attività della vita quotidiana che comportano la flessione dell’anca, come camminare e sedersi. Inoltre, fratture del femore o del bacino che hanno scarsa possibilità di guarigione possono essere trattate con successo con la sostituzione protesica.

Quando i trattamenti farmacologici e le infiltrazioni ecoguidate dell’anca non ottengono un risultato soddisfacente ed il controllo della sintomatologia il medico può raccomandare l’intervento di sostituzione protesica dell’anca.

L’obiettivo della protesi d’anca è sostituire le componenti articolari danneggiate riducendo così il dolore. Se effettuato con le più innovative tecniche mini-invasive si possono sostituire le superfici articolari danneggiate con impianti protesici in metallo senza l’utilizzo di cemento (Fig. 3).

Protesi dell'anca
Fig. 3 Controllo radiografico prima e dopo protesi totale primaria non cementata di anca.
Protesi dell'anca
Fig. 4 Confronto tra differenti vie d’accesso all’anca per eseguire l’intervento di protesizzazione e relative cicatrici (linea rossa): A, via anteriore; B, via postero-laterale; C, via laterale.

Quanto dura l’intervento di protesi all’anca?

La procedura chirurgica richiede in media circa 1 ora e comporta un’incisione chirurgica di circa 10-15 cm. Esistono differenti vie d’accesso (anteriore, postero-laterale e laterale) che vengono utilizzate in base al tipo di patologia e alle caratteritiche fisiche del paziente (Fig. 4).

Protesi dell'anca
Fig. 5 Controllo radiografico prima e dopo revisione di protesi totale di anca.

Tipi di protesi di anca

  • Protesi totale: sostituisce sia l’acetabolo che la testa del femore, è indicata in caso di gravi danni articolari;
  • Protesi parziale: sostituisce solo la testa del femore, viene spesso utilizzata in pazienti anziani con fratture dell’anca;
  • Protesi di revisione: utilizzata in caso di fallimento o usura di una precedente protesi, richiede tecniche chirurgiche avanzate.

Materiali utilizzati nelle protesi di anca

  • Metalli: titanio e leghe di cobalto-cromo sono comunemente utilizzati per la loro resistenza e biocompatibilità;
  • Polimeri: il polietilene ad alta densità è usato per il rivestimento dell’acetabolo, offrendo una superficie di scorrimento a basso attrito.
  • Ceramiche: materiali ceramici come l’allumina sono apprezzati per la loro durezza e resistenza all’usura.

Procedura chirurgica

La preparazione preoperatoria include esami diagnostici e valutazioni mediche per garantire l’idoneità del paziente all’intervento. L’approccio chirurgico può variare, ma generalmente comporta l’accesso all’articolazione, la rimozione delle parti danneggiate e l’impianto della protesi.

L’intervento chirurgico comporta il ricovero in ospedale, di una durata media di 5 giorni, a discrezione del chirurgo. Nella maggior parte dei casi si utilizza un’anestesia spinale.

Vengono somministrati farmaci antidolorifici per il controllo del dolore e successivamente all’intervento farmaci anticoagulanti per prevenire complicanze circolatorie.

Infine, per un recupero post operatorio ottimale, è assolutamente essenziale seguire un programma di riabilitazione per recuperare la funzionalità dell’anca.

Vantaggi delle protesi di anca moderne

Le protesi di anca moderne offrono numerosi vantaggi:

  • Riduzione del dolore: la maggior parte dei pazienti sperimenta una significativa riduzione del dolore dopo l’intervento.
  • Miglioramento della mobilità: il recupero della funzionalità articolare consente una maggiore libertà di movimento.
  • Durata: i materiali avanzati garantiscono una lunga durata delle protesi (circa 20 anni all’attuale stato dell’arte).

Rischi e complicazioni

Come ogni intervento chirurgico, purtroppo anche la protesi di anca comporta alcuni rischi. Tra questi, le infezioni, sebbene rare, rappresentano una possibile complicazione che potrebbe richiedere un trattamento antibiotico o addirittura un nuovo intervento.

Un altro rischio è rappresentato dalle lussazioni, dove la testa del femore può fuoriuscire dall’acetabolo, necessitando un intervento di riduzione per riposizionarla correttamente.

Infine, nel corso del tempo, le componenti protesiche possono andare incontro a usura o fratture, richiedendo eventualmente una revisione o una sostituzione della protesi.

Preparazione alla chirurgia

Una preparazione adeguata è decisamente importante per il successo dell’intervento. Le consultazioni preliminari, ad esempio, prevedono incontri con il chirurgo per discutere i dettagli dell’operazione e i risultati attesi.

Questi incontri permettono di chiarire ogni dubbio e di pianificare al meglio il percorso chirurgico. Gli esami diagnostici come radiografie, risonanze magnetiche e analisi del sangue sono fondamentali per valutare lo stato di salute generale del paziente e per individuare eventuali complicazioni che potrebbero influire sull’intervento. Questi esami, infatti, aiutano il team medico a prepararsi in modo adeguato e a garantire la massima sicurezza durante la procedura.

Il ruolo del chirurgo ortopedico

Il chirurgo ortopedico svolge ovviamente un ruolo cruciale nella riuscita dell’intervento. La sua esperienza e abilità determinano in gran parte l’esito della chirurgia e il recupero del paziente.

La selezione accurata del tipo di protesi e la precisione nell’impianto sono assolutamente fondamentali e di primo piano per minimizzare i rischi e ottimizzare i risultati.

Riabilitazione e fisioterapia

La riabilitazione è una fase critica nel recupero post operatorio. Include esercizi mirati a ripristinare la forza muscolare e la mobilità articolare.

Un fisioterapista esperto guiderà il paziente attraverso un programma personalizzato, adattato alle sue specifiche esigenze.

La riabilitazione inizia il giorno successivo all’intervento chirurgico, riprendendo progressivamente a camminare con l’aiuto delle stampelle.

Dopo il ricovero il percorso fisioterapico sarà continuato a domicilio o in un centro di riferimento. Dopo 6-8 settimane la maggior parte dei pazienti è in grado di tornare a guidare, svolgere le normali attività quotidiane ed praticare sport non di contatto senza dolore [3].

Evoluzione tecnologica nelle protesi di anca

La protesi d’anca ha una durata media di circa 20 anni e può essere revisionata (Fig. 5) anche più volte se necessario (per esempio quando eseguita in giovane età). La durata effettiva però dipende da vari fattori, tra cui il livello di attività del paziente, il peso corporeo e la qualità della riabilitazione svolta.

La ricerca continua in ogni caso a migliorare le tecnologie utilizzate nelle protesi di anca. Innovazioni come le protesi personalizzate stampate in 3D e i nuovi materiali biocompatibili promettono di migliorare ulteriormente i risultati clinici e la qualità della vita dei pazienti.

Protesi di anca: il curriculum del Prof. Marcheggiani Muccioli

Il Prof. Giulio Maria Marcheggiani Muccioli si è distinto nel campo dell’ortopedia, iniziando con una laurea con lode in Medicina e Chirurgia, ottenuta presso l’Università di Bologna nel 2006, seguita da una specializzazione con lode in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e un Dottorato in Scienze Chirurgiche.

La carriera del Prof. Marcheggiani Muccioli include il ruolo accademico di Professore Associato di Ortopedia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, dove ha approfondito tematiche di biomeccanica e patologia dell’arto inferiore e superiore.

Ha ampliato le sue competenze attraverso fellowship internazionali, tra cui esperienze nel Regno Unito, Giappone e Stati Uniti, consolidandosi come Chirurgo Ortopedico con un’ampia esperienza pratica, attestata da oltre 250 interventi all’anno.

Il Prof. Marcheggiani Muccioli, infine, contribuisce significativamente ogni anno alla formazione di nuove generazioni di medici attraverso l’insegnamento universitario in molteplici discipline mediche e chirurgiche.

È uno dei 10 chirurghi italiani che negli ultimi 20 anni sono stati selezionati dalla Knee Society americana per partecipare alla prestigiosa John Insall Fellowship sulla Chirurgia Protesica di Ginocchio.

La sua prolificità in materia si manifesta in oltre 250 pubblicazioni scientifiche e una costante presenza in ambito accademico e congressuale, che dimostra un impegno incessante verso l’innovazione nel trattamento delle patologie del ginocchio e della spalla, e nell’avanzamento delle tecniche chirurgiche mini-invasive e della medicina dello sport.

Bibliografia
  1. Soft tissues contribution to hip joint kinematics and biomechanics. Zaffagnini S, Signorelli C, Bonanzinga T, Lopomo N, Raggi F, Roberti Di Sarsina T, Grassi A, Marcheggiani Muccioli GM, Marcacci M. Hip Int. 2016 May 14;26 Suppl 1:23-7.
  2. Total Hip Arthroplasty: Past, Present, and Future. What Has Been Achieved?. Shon WY, Park BY, et al. Hip Pelvis. 2019 Dec;31(4):179-189.
  3. Requirements for Adequate Arthroplasty Care (Expert Opinions) Bleß HH. In: Bleß HH, Kip M, editors. White Paper on Joint Replacement: Status of Hip and Knee Arthroplasty Care in Germany [Internet]. Berlin (Germany): Springer; 2018. Chapter 6. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK546139/doi: 10.1007/978-3-662-55918-5_6

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