Diversi tipi patologia possono interessare l’articolazione dell’anca danneggiando la sua normale biomeccanica [1] (Fig. 1):

  • Osteoartrosi (artrosi primaria): è la più comune ed interessa le persone dai 50 anni in su; è una patologia multifattoriale (genetica, fattori ambientali e meccanici) dovuta ad una progressiva degenerazione ed usura della cartilagine articolare.
  • Artrite reumatoide: causata da un’infiammazione cronica su base auto-immune del rivestimento sinoviale dell’articolazione; può portare ad importante sintomatologia dolorosa e rigidità.
  • Artrosi postraumatica o secondaria: dovuta ad un danno traumatico della cartilagine o della vascolarizzazione del femore prodotto da altre patologie (ad esempio una pregressa frattura o la presenza di displasia congenita dell’anca…).
Fig. 1 Confronto tra anca normale, anca affetta da artrosi primaria e secondaria (molto più deformata e difficile da trattare).
Fig. 1 Confronto tra anca normale, anca affetta da artrosi primaria e secondaria (molto più deformata e difficile da trattare).
Fig. 2 Composizione e componenti di una protesi totale di anca.
Il dolore compare gradualmente, così come la rigidità dell’articolazione. Questi due sintomi rendono difficile l’utilizzo dell’arto per compiere le normali azioni quotidiane come la camminata, salire o scendere le scale fino, nei casi più avanzati, a rendere difficoltoso il movimento di flessione dell’anca.

La diagnosi viene posta in seguito a visita specialistica, durante la quale viene effettuato un esame clinico ed eseguite delle indagini strumentali (principalmente delle radiografie).

L’intervento di protesi d’anca (Fig. 2) viene eseguito nel caso in cui l’articolazione coxofemorale sia consumata o danneggiata [2].

I candidati all’intervento di protesi sono persone con dolore acuto non remissivo al trattamento farmacologico e con impedimenti nello svolgimento delle attività della vita quotidiana che comportano la flessione dell’anca, come camminare e sedersi. Inoltre, fratture del femore o del bacino che hanno scarsa possibilità di guarigione possono essere trattate con successo con la sostituzione protesica. Quando i trattamenti farmacologici e le infiltrazioni ecoguidate dell’anca non ottengono un risultato soddisfacente ed il controllo della sintomatologia il medico può raccomandare l’intervento di sostituzione protesica dell’anca.

L’obiettivo della protesi d’anca è sostituire le componenti articolari danneggiate riducendo così il dolore. Se effettuato con le più innovative tecniche mini-invasive si possono sostituire le superfici articolari danneggiate con impianti protesici in metallo senza l’utilizzo di cemento (Fig. 3).

Fig. 3 Controllo radiografico prima e dopo protesi totale primaria non cementata di anca.
Fig. 4 Confronto tra differenti vie d’accesso all’anca per eseguire l’intervento di protesizzazione e relative cicatrici (linea rossa): A, via anteriore; B, via laterale; C, via postero-laterale.

La procedura chirurgica richiede in media circa 1 ora e mezza e comporta un’incisione chirurgica di circa 10-15 cm. Esistono differenti vie d’accesso (anteriore, laterale e postero-laterale) che vengono utilizzate in base al tipo di patologia e alle caratteritiche fisiche del paziente. (Fig. 4)

La protesi d’anca ha una durata media di circa 20 anni e può essere revisionata (Fig. 5) anche più volte se necessario (per esempio quando eseguita in giovane età).

L’intervento chirurgico comporta il ricovero in ospedale, di una durata media di 5 giorni, a discrezione del chirurgo.

Nella maggior parte dei casi si utilizza un’anestesia spinale.

Si somministrati farmaci antidolorifici per il controllo del dolore e successivamente all’intervento farmaci anticoagulanti per prevenire complicanze circolatorie.

La riabilitazione inizia il giorno successivo all’intervento chirurgico, riprendendo progressivamente a camminare con l’aiuto delle stampelle. Dopo il ricovero il percorso fisioterapico sarà continuato a domicilio o in un centro di riferimento. Dopo 6-8 settimane la maggior parte dei pazienti è in grado di tornare a svolgere le normali attività quotidiane ed a praticare sport senza dolore [3].

Bibliografia
  1. Soft tissues contribution to hip joint kinematics and biomechanics. Zaffagnini S, Signorelli C, Bonanzinga T, Lopomo N, Raggi F, Roberti Di Sarsina T, Grassi A, Marcheggiani Muccioli GM, Marcacci M. Hip Int. 2016 May 14;26 Suppl 1:23-7.
  2. Total Hip Arthroplasty: Past, Present, and Future. What Has Been Achieved?. Shon WY, Park BY, et al. Hip Pelvis. 2019 Dec;31(4):179-189.
  3. Requirements for Adequate Arthroplasty Care (Expert Opinions) Bleß HH. In: Bleß HH, Kip M, editors. White Paper on Joint Replacement: Status of Hip and Knee Arthroplasty Care in Germany [Internet]. Berlin (Germany): Springer; 2018. Chapter 6. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK546139/doi: 10.1007/978-3-662-55918-5_6

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