Ci sono alcuni tipi di pazienti con indicazione a protesi totale di ginocchio primaria che presentano alterazioni meccaniche complesse dell’arto (o degli arti) inferiori. Questo rende la protesizzazione del ginocchio molto più difficile. Non si tratta più di un intervento di routine, ma di casi specifici che vanno studiati in modo approfondito.
Per questi pazienti talvolta è necessario intervenire ad uno stesso tempo su entrambe le ginocchia (Protesi Totale di Ginocchio Bilaterale). Questo per evitare che il permanere di una alterazione non corretta a carico dell’arto non protesizzato porti ad un fallimento meccanico (mobilizzazione) precoce della protesi (Fig. 1 e Fig. 2). [1]
In altri casi si protesizza un solo arto alla volta ma è necessario usare impianti da revisione: protesi semivincolate (Fig. 3) o protesi a cerniera rotante (Fig. 4 e 5).
Spesso e volentieri anche l’arto controlaterale viene protesizzato, ma in un secondo tempo (Fig. 4 e 5). Eseguire una protesi primaria bilaterale con un impianto da revisione
è sconsigliato, in quanto l’invasività della procedura potrebbe mettere il paziente a serio rischio (per possibili complicanze come anemia, infezione, trombosi venosa profonda). [2]
Quando si parla di protesi di ginocchio difficili
Con l’espressione protesi di ginocchio difficili si indicano interventi in cui le deformità articolari o scheletriche, le patologie associate o le condizioni generali del paziente rendono complessa l’esecuzione e la pianificazione chirurgica.
Le situazioni più frequenti includono:
deformità assiali gravi, come ginocchio valgo o varo marcato;
esiti di fratture o interventi precedenti che alterano l’anatomia femorale o tibiale;
osteoporosi avanzata o artrite reumatoide;
presenza di protesi su altri distretti articolari (anca o ginocchio controlaterale);
pazienti anziani o obesi con lassità legamentosa o scarsa qualità ossea.
In questi casi, la protesi di ginocchio difficile richiede una valutazione preoperatoria multidisciplinare e una pianificazione accurata tramite imaging avanzato e simulazioni digitali. L’obiettivo è ottenere un allineamento meccanico corretto, ristabilire la stabilità articolare e ridurre il rischio di complicanze.
Tipologie di impianti per protesi di ginocchio difficili
A seconda della gravità della deformità e delle condizioni dei tessuti, il chirurgo può ricorrere a impianti più complessi rispetto alle protesi standard:
- Protesi semivincolate, indicate nei casi in cui la stabilità legamentosa sia parzialmente compromessa ma sia ancora possibile mantenere un certo grado di movimento naturale;
- Protesi a cerniera rotante, utilizzate in presenza di gravi instabilità o deformità, quando i legamenti non garantiscono più alcun controllo meccanico dell’articolazione.
La scelta del tipo di impianto è cruciale per il successo dell’intervento: una protesi troppo “debole” rischia la mobilizzazione precoce, una troppo “vincolata” aumenta lo stress sulle componenti e sulle ossa circostanti.
Tecniche avanzate di pianificazione preoperatoria
La fase preoperatoria è fondamentale nei casi di protesi di ginocchio difficili.
Oltre alla valutazione clinica, possono essere utilizzate:
- Radiografie in carico complete (hip-to-ankle) per analizzare deformità extra-articolari e programmare l’asse meccanico corretto.
- Templating digitale per stimare dimensioni e orientamento delle componenti, con precisione che può superare il 90% nei centri esperti.
- Stampa 3D e modelli anatomici utili per ricostruire deformità complesse o perdite ossee importanti.
- Guide di taglio personalizzate (patient-specific instrumentation) derivate da TAC e modellazione 3D, che permettono una riduzione dell’errore d’allineamento sotto il grado.
Sistemi di navigazione e robotica (come ROSA, MAKO, NAVIO), sempre più diffusi, che consentono un controllo intraoperatorio in tempo reale su angoli, spessori e rotazioni.
Tipologie di impianti per protesi di ginocchio difficili
A seconda della gravità della deformità e delle condizioni dei tessuti, il chirurgo può ricorrere a impianti più complessi rispetto alle protesi standard:
- Protesi semivincolate, indicate nei casi in cui la stabilità legamentosa sia parzialmente compromessa ma sia ancora possibile mantenere un certo grado di movimento naturale;
- Protesi a cerniera rotante, utilizzate in presenza di gravi instabilità o deformità, quando i legamenti non garantiscono più alcun controllo meccanico dell’articolazione.
La scelta del tipo di impianto è essenziale per il successo dell’intervento: una protesi troppo “debole” rischia la mobilizzazione precoce, una troppo “vincolata” aumenta lo stress sulle componenti e sulle ossa circostanti.
Principi chirurgici e strategie intraoperatorie
Gli interventi di protesi di ginocchio difficili richiedono spesso tecniche operatorie più estensive:
- Accessi chirurgici ampliati per garantire una corretta esposizione dell’articolazione senza compromettere i tessuti molli.
- Gestione delle deformità extra-articolari, valutando se correggerle con osteotomie concomitanti o adattare la chirurgia protesica.
- Bilanciamento legamentoso accurato, anche con decisioni intraoperatorie di passaggio a impianti più vincolati se la stabilità non è garantita.
- Trattamento dei difetti ossei con coni, sleeve o augment metallici per ripristinare la stabilità del piano metafisario.
- Controllo dell’allineamento rotazionale per evitare incongruenze femoro-tibiali e migliorare la cinematica postoperatoria.
L’esperienza del chirurgo e la possibilità di disporre di strumentazioni modulari sono determinanti per adattare la strategia intraoperatoria a ogni situazione.
Gestione bilaterale e tempi dell’intervento
Nel caso delle protesi ginocchio difficili bilaterali la decisione di intervenire su entrambe le articolazioni nello stesso tempo operatorio o in due tempi distinti dipende dallo stato di salute del paziente, dal grado di deformità e dal rischio operatorio complessivo.
Il trattamento in due tempi consente un recupero più graduale e una riduzione delle complicanze, soprattutto nei pazienti anziani o fragili.
Risultati e recupero post-operatorio
Anche nei casi di protesi di ginocchio difficili i risultati funzionali possono essere eccellenti se l’intervento è eseguito da un team esperto in chirurgia ortopedica complessa.
La riabilitazione gioca un ruolo determinante: deve essere personalizzata e progressiva, con un attento monitoraggio della forza muscolare, del range articolare e della stabilità del ginocchio. Il recupero completo può richiedere diversi mesi, ma la qualità della vita migliora sensibilmente già nelle prime settimane dopo l’intervento.
Protesi di ginocchio difficili: il curriculum del Prof. Marcheggiani Muccioli
Il Prof. Giulio Maria Marcheggiani Muccioli si è distinto nel campo dell’ortopedia, iniziando con una laurea con lode in Medicina e Chirurgia, ottenuta presso l’Università di Bologna nel 2006, seguita da una specializzazione con lode in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e un Dottorato in Scienze Chirurgiche.
La carriera del Prof. Marcheggiani Muccioli include il ruolo accademico di Professore Associato di Ortopedia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, dove ha approfondito tematiche di biomeccanica e patologia dell’arto inferiore e superiore. Ha ampliato le sue competenze attraverso fellowship internazionali, tra cui esperienze nel Regno Unito, Giappone e Stati Uniti, consolidandosi come Chirurgo Ortopedico con un’ampia esperienza pratica, attestata da oltre 250 interventi all’anno.
Il Prof. Marcheggiani Muccioli, infine, contribuisce significativamente ogni anno alla formazione di nuove generazioni di medici attraverso l’insegnamento universitario in molteplici discipline mediche e chirurgiche.
Bibliografia
- Conservative treatment of spontaneous osteonecrosis of the knee in the early stage: pulsed electromagnetic fields therapy. Marcheggiani Muccioli GM, Grassi A, Setti S, et al. Eur J Radiol. Eur J Radiol. 2013 Mar;82(3):530-7.
- Characteristics and Properties of Mesenchymal Stem Cells Derived From Microfragmented Adipose Tissue. Carelli S, Messaggio F, Canazza A, et al. Cell Transplant. 2015;24(7):1233-52.
- Unicompartmental osteoarthritis: an integrated biomechanical and biological approach as alternative to metal resurfacing. Marcacci M, Zaffagnini S, Kon E, Marcheggiani Muccioli GM, et. al. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2013 Nov;21(11):2509-17.
- Arthroscopic second generation autologous chondrocytes implantation associated with bone grafting for the treatment of knee osteochondritis dissecans: Results at 6 years. Filardo G, Kon E, Berruto M, Di Martino A, Patella S, Marcheggiani Muccioli GM, Zaffagnini S, Marcacci M. Knee. 2012 Oct;19(5):658-63.
- Arthroscopic cartilage transplantation. Zaffagnini S, Giordano G, Kon E, Lo Presti M, Bruni D, Marcheggiani Muccioli GM, Marcacci M. Rev Chir Orthop Reparatrice Appar Mot. 2006 Dec;92(8 Suppl):4S13-7.