La lussazione ricorrente della spalla è una condizione medica in cui l’articolazione esce ripetutamente dalla sua posizione normale. Questo problema può causare, oltre al dolore, una significativa instabilità articolare.

Si parla di “lussazione ricorrente” quando la spalla si lussa più volte, spesso a seguito di una guarigione non ottimale (o insufficiente) dopo il primo episodio.

Per lussazione si intende la completa perdita dei rapporti tra i capi articolari di un’articolazione. Quando questa è parziale si parla di sub-lussazione. Le lussazioni di spalla sono, nella grande maggioranza dei casi, lussazioni gleno-omerali (lussazioni a carico dell’articolazione più grande della spalla, quella tra glena e testa dell’omero).

Le lussazioni gleno-omerali possono essere solitamente di 2 tipi: anteriori o posteriori, in base alla dislocazione della testa omerale. Esistono poi anche le lussazioni inferiori (lussazione “erecta”), molto rare e pericolose, con rischio di lesione dei tessuti vascolari e nervosi del braccio.

Quelle anteriori, in cui l’omero perde i normali rapporti articolari e si disloca anteriormente, sono le più frequenti in assoluto (Fig.1).

Quando le lussazioni avvengono ripetutamente, anche a distanza di molto tempo, si parla di lussazione recidivante, portando ad una condizione che viene definita instabilità cronica.

Lussazione alla spalla
Fig.1 Rappresentazione delle più frequenti lussazioni gleno-omerali di spalla: A, lussazione anteriore; B, lussazione posteriore.

Diagnosi e segni premonitori

Alcuni tipi di attività sportiva (basket, tennis, baseball, pallavolo) sollecitano particolarmente l’articolazione tra scapola e omero esponendola così a una maggiore probabilità di eventi traumatici. Anche le cadute dalla e gli incidenti stradali (ciclistici e motociclistici soprattutto) rientrano nelle cause più comuni di lussazione della spalla.

Infine, alcune persone sono geneticamente predisposte a lussazioni perché nate con strutture capsulo-legamentose e tendinee lasse e/o alterazioni delle superfici articolari (displasia della spalla).

Identificare una lussazione della spalla avviene attraverso un esame fisico accurato e l’uso di strumenti diagnostici come raggi X, TC (tomografia computerizzata) o RM (risonanza magnetica), utili per visualizzare la posizione dell’omero e lo stato dei tessuti circostanti. I sintomi comuni di una lussazione della spalla includono dolore improvviso, incapacità di muovere l’articolazione, e un’evidente deformazione della zona articolare. È essenziale non sottovalutare sintomi come dolore persistente o frequenti sensazioni di instabilità.

Opzioni di trattamento non chirurgico

Nella lussazione recente di spalla (poche ore) si deve ricorrere ad una riduzione d’urgenza previo accertamento di eventuali complicanze ossee (tramite RX in doppia proiezione) e nervose.  Successivamente la spalla va immobilizzata con bendaggio/tutore per circa 30 giorni. In seguito sarà necessario un periodo di riabilitazione funzionale ed idrokinesiterapia.

Nelle prime settimane dopo la riduzione della lussazione e l’immobilizzazione della spalla, è fondamentale evitare movimenti che possano rischiare una nuova dislocazione. In particolare, è importante astenersi da attività che comportino sollevare le braccia al di sopra dell’altezza delle spalle.

Nel caso di persistenza dell’instabilità (lussazione recidivante) con episodi sempre più frequenti bisogna prendere in considerazione la possibilità di sottoporsi ad un intervento chirurgico di stabilizzazione articolare.

Intervento di riparazione per la lussazione ricorrente della spalla

Panoramica dell'intervento chirurgico di riparazione in artroscopia

Lussazione alla spalla
Fig.2 Capsuloplastica (stabilizzazione della spalla) artroscopica: A, accessi artroscopici (intervento mini-invasivo, non viene “aperta” la spalla, si praticano dei “fori” e l’intervento viene eseguito con ausilio di una telecamera da endoscopia); B, identificazione della lesione capsulare (in rosso); C, riparazione della lesione capsulare (in blu, vengono usate delle “ancorette” per fissare la capsula strappata all’osso)

La stabilizzazione può essere eseguita in artroscopia (senza aprire l’articolazione, attraverso piccoli fori con l’utilizzo di una telecamera) se il danno è limitato alle “parti molli” cioè capsula e legamenti (capsuloplastica artroscopica) (Fig.2). [1-5].

L’intervento di riparazione è indirizzato alla correzione delle strutture danneggiate e alla prevenzione di ulteriori lussazioni.

Questo può includere la riparazione o il rinforzo dei legamenti, la capsula articolare, e in alcuni casi, l’uso di tecniche come l’artroscopia per minimizzare l’invasività dell’intervento

Video 1 Capsuloplastica (stabilizzazione della spalla) artroscopica con tecnica INNOVATIVA MINI-INVASIVA SENZA NODI.

Tecniche chirurgiche per la lussazione ricorrente alla spalla

Le tecniche chirurgiche possono variare in base al tipo di lussazione e al danno specifico. Le procedure possono andare dalla riparazione dei tessuti molli interni (vedi il paragrafo precedente sulla capsuloplastica artroscopica) a interventi più complessi come la ricostruzione ossea o la modifica della forma delle componenti articolari per prevenire future lussazioni.

Se il numero delle recidive è alto e/o il danno capsulo-legamentoso è associato a deficit ossei si ricorre ad una stabilizzazione a “cielo aperto”. L’intervento che solitamente viene eseguito è la capsuloplastica artrotomica secondo Latarjet (Fig.3). [1-5]

Lussazione alla spalla
Fig.3 Capsuloplastica (stabilizzazione della spalla) artrotomica (a cielo aperto) secondo Latarjet: A, accesso artrotomico (a “cielo-aperto”) modificato mini-invasivo (in rosso); B e C, riparazione della lesione capsulare mediante trasposizione del tendine congiunto con “bratta ossea” di coracoide (per colmare difetto osseo della glena, presente in seguito a numerose lussazioni recidivanti) fissata con 2 viti metalliche.

Preparazione all'intervento chirurgico

Cosa aspettarsi prima dell'operazione

Prima dell’operazione, verranno effettuati esami completi e discussi i dettagli dell’anestesia. Il chirurgo fornirà istruzioni specifiche per prepararsi all’intervento, come il digiuno pre-operatorio o l’aggiustamento di certi farmaci.

Consigli pre-operatori

Seguire le indicazioni mediche è fondamentale per ridurre i rischi durante e dopo l’operazione. Questo include gestire fattori come il fumo, l’alimentazione e la gestione dei farmaci.

Prima di sottoporsi a un intervento chirurgico per la riparazione della lussazione della spalla, è importante rivolgere al proprio medico qualsiasi domanda si ritenga opportuna.

Ricordiamo in ogni caso che assicurarsi un riposo sufficiente nei giorni che precedono l’operazione può aiutare il corpo a prepararsi per l’intervento e il successivo recupero.

Il processo di recupero post-operatorio

In caso di intervento chirurgico il tempo medio di degenza in ospedale è 1-2 giorni. E’ necessario immobilizzare il braccio con un tutore per 3 settimane e seguire un percorso di riabilitazione funzionale ed idrokinesiterapia di circa 3 mesi.

Un lavoro sedentario può essere ripreso dopo 7-10 giorni, si può riprendere la guida della macchina dopo 6-8 settimane, un’attività sportiva o lavorativa pesante necessita circa 3-6 mesi.

Quando considerare la chirurgia

La decisione di procedere con la chirurgia si basa sulla frequenza delle lussazioni e sull’impatto che queste hanno sulla qualità di vita del paziente.

Se le misure non chirurgiche non bastano a stabilizzare la spalla, o se le lussazioni diventano troppo frequenti, può essere indicato l’intervento chirurgico.

Nella maggior parte dei pazienti che subiscono una lussazione traumatica della spalla, si verifica una lesione del labbro glenoideo antero-inferiore, nota come lesione di Bankart.

Questo danno interessa una componente cruciale per la stabilità anteriore della spalla, essendo il principale stabilizzatore passivo in quella direzione.

Lussazione ricorrente della spalla: il curriculum del Prof. Giulio Maria Marcheggiani Muccioli

Il Prof. Giulio Maria Marcheggiani Muccioli si è distinto nel campo dell’ortopedia, iniziando con una laurea con lode in Medicina e Chirurgia, ottenuta presso l’Università di Bologna nel 2006, seguita da una specializzazione con lode in Ortopedia e Traumatologia all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e un Dottorato in Scienze Chirurgiche.

La carriera del Prof. Marcheggiani Muccioli include il ruolo accademico di Professore Associato di Ortopedia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, dove ha approfondito tematiche di biomeccanica e patologia dell’arto inferiore e superiore.

Ha ampliato le sue competenze attraverso fellowship internazionali, tra cui esperienze nel Regno Unito, Giappone e Stati Uniti, consolidandosi come Chirurgo Ortopedico con un’ampia esperienza pratica, attestata da oltre 250 interventi all’anno.

Il Prof. Marcheggiani Muccioli, infine, contribuisce significativamente ogni anno alla formazione di nuove generazioni di medici attraverso l’insegnamento universitario in molteplici discipline mediche e chirurgiche.

È uno dei 10 chirurghi italiani che negli ultimi 20 anni sono stati selezionati dalla Knee Society americana per partecipare alla prestigiosa John Insall Fellowship sulla Chirurgia Protesica di Ginocchio.

La sua prolificità in materia si manifesta in oltre 250 pubblicazioni scientifiche e una costante presenza in ambito accademico e congressuale, che dimostra un impegno incessante verso l’innovazione nel trattamento delle patologie del ginocchio e della spalla, e nell’avanzamento delle tecniche chirurgiche mini-invasive e della medicina dello sport.

Bibliografia
  1. Comparison of arthroscopic and open anterior shoulder stabilization. Cole BJ, L’Insalata J, Irrgang J, et al. A two to six year follow-up study. J Bone Joint Surg Am. 2000 Aug;82(8):1108-14.

  2. Comparison of an arthroscopic and an open procedure for posttraumatic instability of the shoulder: a prospective, randomised multicenter study. Sperber A, Hamberg P, Karlsson J, et al. J Shoulder Elbow Surg. 2001 Mar-Apr;10(2):105-8.

  3. Arthroscopic versus open shoulder stabilization for recurrent anterior instability: a prospective randomised clinical trial. Bottoni CR, Smith EL, Berkowitz MJ, et al. Am J Sports Med. 2006 Nov;34(11):1730-7.

  4. Surgical interventions for anterior shoulder instability in adults. Pulavarti RS1, Symes TH, Rangan A. Cochrane Database Syst Rev. 2009 Oct 7;(4):CD005077.

  5. Long-term outcomes after repair of recurrent post-traumatic anterior shoulder instability: comparison of arthroscopic transglenoid suture and open Bankart reconstruction. Zaffagnini S, Marcheggiani Muccioli GM, Giordano G, et al. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2012 May;20(5):816-21.

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